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PLASTICA: STORIA, USI E TUTELA AMBIENTALE

Che ci piaccia oppure no, la plastica è ormai ovunque. Fa parte della quotidianità di ognuno di noi e riuscire a vivere una vita “plastic free” può essere piuttosto complicato.
Attraverso questo articolo, scopriamo insieme com’è nata la plastica, quali sono i suoi utilizzi principali e alcuni piccoli accorgimenti per tutelare l’ambiente.

Il termine plastica deriva dal latino plastĭca e dal greco plastikos e significa “arte che riguarda il modellare”. In effetti, sebbene la plastica sia considerata un materiale moderno, l’arte di modellare i polimeri naturali come l’ambra o il corno è molto antica.
La comparsa della plastica nella nostra vita risale al XIX secolo, a cavallo tra il 1861 e il 1862, quando l’inglese Alexander Parkes sviluppò i primi studi sul nitrato di cellulosa. Questo materiale è tutt’oggi considerato il primo materiale plastico semisintetico, e venne utilizzato per la produzione di manici, scatole e materiali più morbidi come polsini e colletti per le camicie. Qualche anno più tardi, i fratelli americani Hyatt brevettarono la celluloide, pensata inizialmente come sostituto dell’avorio, ma poi utilizzata dai dentisti dell’epoca come materiale per le impronte dentarie.

La svolta decisiva per la plastica arrivò grazie al chimico belga Leo Baekland che sintetizzò e brevettò, nel 1907, la bakelite: prima resina termoindurente sintetica. Ma non solo. Alla enorme diffusione dei materiali plastici contribuirono anche il chimico Fritz Klatte, il quale sintetizzò il polivinilcloruro (PVC) e lo svizzero Jacques Brandenberger che inventò il cellophane, un materiale cellulosico sottile, flessibile, trasparente e permeabile largamente utilizzato nel campo dell’imballaggio.
Accanto alle prime invenzioni, cominciarono anche gli studi accademici sulla struttura e le proprietà dei polimeri naturali e sintetici. Questi portarono, negli anni ’30, alla conversione industriale di questi materiali: il petrolio iniziò ad essere la materia prima della produzione e vennero adattate e quindi migliorarono le tecniche di lavorazione e di stampaggio. Così, si ebbero anche i primi utilizzi massivi nei settori tessili e alimentari, come per il nylon, sintetizzato da Wallace Carothers nel 1935 e utilizzato per confezionare calze da donna e paracadute, oppure come il polietilene tereftalato o PET, brevettato nel 1941 da Rex Whinfield e James Tennant Dickson. Il PET viene ancora oggi largamente utilizzato nella produzione di fibre tessili artificiali (il pile) o come contenitore per molti articoli differenti.

Nel dopoguerra, in un contesto di “boom economico”, la plastica prorompe e si afferma come materiale insostituibile della nostra vita quotidiana. La plastica assume, in pochissimo tempo, infinte forme, affermandosi in tutti i più vari settori, compresi quelli della moda, del design e dell’arte.
Questa rivoluzione plastica è stata portata avanti con la scoperta delle resine melammina-formaldeide (note come formica) e del polipropilene (prodotto industrialmente con il marchio Moplen®) e, infine, dall’ingente utilizzo del polietilene, che alla fine valse l’assegnazione del premio Nobel a Giulio Natta e a Karl Ziegler nel 1963.
Questa crescita tecnologica relativa alle materie plastiche continua fino ad oggi a ritmo serrato, sia per quanto riguarda la ricerca scientifica sui nuovi materiali, sia per quanto riguarda la loro lavorazione industriale e, soprattutto, le applicazioni.

CURIOSITA’: sono stati scoperti e brevettati alcuni tecnopolimeri che possiedono caratteristiche di resistenza termica e meccanica tali da renderli superiori in termini di efficienza e resistenza ai metalli speciali o alla ceramica. Queste plastiche è molto semplice che diventino presto indispensabili in tutti gli ambiti industriali, come quello automobilistico, clinico o medico.

MA COS’È IN DEFINITIVA LA PLASTICA?

Nel termine plastica confluiscono in realtà diversi polimeri e materiali, ognuno con proprie caratteristiche, proprietà e campi di applicazione, per cui è più corretto parlare di materie plastiche.
In generale, le plastiche possono essere divise in due grandi famiglie: i materiali termoplastici e quelli termoindurenti. Con termoplastici, si intendono quei materiali che con il calore si fondono e induriscono se raffreddati: questo comportamento è reversibile, per cui possono essere fusi, modellati e raffreddati ripetutamente.
Col termine termoindurenti, invece, si intendono quei materiali che una volta fusi, subiscono delle modificazioni chimiche che alterano la loro struttura tridimensionale, mantenendo quindi la forma modellata.
In base alle normative DIN 7728 e 16780 (nonché la ISO 1043/1), ad ogni materia plastica è associata una sigla, che la identifica univocamente.
Nella tabella di seguito sono elencate tutte le materie plastiche codificate.

LA PRINCIPALI MATERIE PLASTICHE

Tra tutti i materiali plastici presenti, sono sei i polimeri più diffusi e utilizzati. Ognuno viene codificato con una sigla e un numero (da 1 a 6), stabilite come standard internazionale SPI – Society of Plastic Industry, necessario per l’individuazione del materiale ai fini del riciclo; il codice 7 è riferito genericamente a tutti gli altri tipi di plastiche.

  1. Codice 1 – polietilene tereftalato o polietilentereftalato (PET o PETE) fa parte della famiglia dei poliesteri. E’ una resina termoplastica che appartiene alla famiglia dei poliesteri, e per le sue caratteristiche di trasparenza, resistenza e barriera ai gas, è particolarmente adatta  alla produzione di bottiglie per bevande gasate e vaschette;
  2. Codice 2 – polietilene ad alta densità (HDPE) è il più semplice tra i polimeri sintetici ed è la più comune fra le materie plastiche. Si tratta di una resina termoplastica, ottenuta dalla polimerizzazione dell’etilene. Si distingue in polietilene ad alta densità (PE-HD) ed a bassa densità (PE-LD). Il polietilene ad alta densità è formato da catene lineari, che conferiscono una maggiore resistenza e rigidità, rendendolo quindi particolarmente adatto alla produzione di barattoli e contenitori rigidi;
  3. Codice 3 – cloruro di polivinile o polivinilcloruro (PVC) è il polimero ottenuto dalla polimerizzazione del cloruro di vinile ed è una termoplastica. Viene utilizzato principalmente nell’edilizia nei pavimenti, per i dischi fonografici e serramenti;
  4. Codice 4 – polietilene a bassa densità (LDPE) è il polimero termoplastico appartenente alla famiglia dei polietileni, cioè dei polimeri ricavati dalla polimerizzazione dell’etilene, e si distingue perché le catene di polimeri non sono lineari come nel polietilene ad alta densità, ma presentano ramificazioni, che lo rendono un materiale più leggero, duttile e flessibile. Trova applicazione soprattutto nella produzione di manufatti flessibili come film e pellicole (da cui derivano anche sacchetti e buste), utilizzati sia per l’imballaggio che, ad esempio, in agricoltura;
  5. Codice 5 – polipropilene (PP) è una materia termoplastica che ha trovato le sue più vaste applicazioni nella forma isotattica. Sono di polipropilene moltissimi oggetti di uso comune in plastica, a cominciare dagli articoli casalinghi e dai giocattoli, ma anche molti imballaggi sia rigidi (barattoli, flaconi) che flessibili (film per imballaggio);
  6. Codice 6 – postirene o polistirolo (PS) polimero (termoplastico) dello stirene. Il polistirolo espanso (EPS) si ottiene immergendo il granulo di polistirolo in acqua e aggiungendo pentano. Col polistirene viene realizzato un gran numero di manufatti: dalle stoviglie monouso agli  imballaggi. La versione espansa è presente nella realizzazione di imballaggi e di manufatti alleggerenti, isolanti, fonoassorbenti per l’edilizia;
  7. Codice 7 – Altre plastiche. Rientrano in questa categoria tutti gli altri polimeri, per i quali non è stato previsto un codice specifico, o le loro combinazioni (ad esempio una vaschetta costituita da uno strato esterno di PET ed uno interno di PE-LD). Esempi di polimeri utilizzati per produrre imballaggi per i quali non è stato definito un codice di riciclo specifico sono: Polimetilmetacrilato (PMMA), Policarbonato (PC), Acido polilattico (PLA).

COSA POSSIAMO FARE PER TUTELARE L’AMBIENTE?

I codici dei materiali sono finalizzati alla raccolta differenziata della plastica: raccogliere, riciclare e riutilizzare i materiali plastici è fondamentale non solo per ridurre la quantità di plastica prodotta e salvaguardare l’ambiente, ma favorisce un’economia circolare, promuove una cultura del risparmio generando al contempo nuovi mercati e opportunità lavorative.

Il Corepla, Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo ed il Recupero degli Imballaggi in Plastica, ci fornisce 7 consigli che tutti noi dovremmo adottare per salvaguardare l’ambiente in cui viviamo e promuovere la cultura del recupero:

  1. Conserva la bellezza e la pulizia dell’ambiente: raccogli la plastica abbandonata sulle spiagge, nel mare o nei parchi.
  2. Utilizza i contenitori per la raccolta differenziata: contribuirai anche tu al recupero della plastica immessa sul mercato.
  3. Ricorda che gestire i rifiuti in alta montagna, nelle aree protette e nei lidi più dispersi è complesso: riduci gli imballaggi plastici prima di partire ed evita di lasciarli nell’ambiente.
  4. Ricorda che la raccolta differenziata riguarda solo gli imballaggi: gli altri vanno conferiti nell’indifferenziata e non abbandonati.
  5. Svuota il più possibile gli imballaggi e se riesci, schiacciali
  6. Informati sulle modalità di raccolta differenziata del Comune in cui ti trovi: il tuo gesto farà la differenza!
  7. Rendi il servizio di raccolta differenziata un criterio di scelta nei tuoi acquisti e per il luogo delle te vacanze: ci guadagniamo tutti!

ps: i nostri racconti sono tutti frutto di uno studio attento e dettagliato delle fonti. Nel caso in cui trovassi inesattezze oppure desiderassi puntualizzare qualcosa, ti invitiamo a scriverci: non siamo qui per insegnare soltanto ma per imparare soprattutto, insieme!

FONTI

  • Corepla.

FOTO

  • Unsplash.
2019-09-02T16:52:14+02:00

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