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16 SETTEMBRE 2019: GIORNATA MONDIALE PER LA PROTEZIONE DELLO STRATO DI OZONO

Il 16 settembre, si celebra la giornata mondiale per la protezione dello strato di ozono in atmosfera.
A volerla, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la cui intenzione è quella di commemorare il protocollo di Montreal: trattato internazionale che, a partire dal 1987 impegna i suoi firmatari a diminuire la produzione e l’uso delle sostanze che minacciano lo strato di ozono.
Scopriamo di più!

All’inizio degli anni ’80, ha cominciato a verificarsi una diminuzione della densità colonnare dell’ozono nell’atmosfera. La variazione ha cominciato ad essere visibile soprattutto nell’atmosfera antartica. La diminuzione di ozono ha continuato a progredire e ripresentarsi, periodicamente, nelle stagioni successive, spesso con caratteristiche accentuate.

Il processo della diminuzione stagionale dell’ozono, comunemente definitivo buco dell’ozono, è tuttora controverso. Ci sono molti studi che ne accreditano la responsabilità all’immissione in atmosfera di sostanze prodotte dall’uomo. I protagonisti principali della diminuzione di ozono sembrano essere i clorofluorocarburi (che in seguito ad accordi internazionali, non vengono più utilizzati), anche se la quantità di cloro che possono trasportare in atmosfera potrebbe apparire trascurabile (essa è assai meno di 1/1000 di quella complessivamente immessa nell’atmosfera dai processi naturali). Occorre rilevare, tuttavia, che i clorofluorocarburi si distinguono dalla maggior parte degli altri composti del cloro per la loro insolubilità in acqua (che impedisce che essi siano trascinati al suolo dalla pioggia) e per l’inerzia chimica (che li fa permanere inalterati nella troposfera per decenni). A causa di queste loro caratteristiche, le molecole dei clorofluorocarburi lentamente si diffondono e raggiungono l’ozonosfera. Proprio qui, nell’ozonosfera, queste vengono dissociate dalla radiazione solare e liberano il cloro, che dà origine a cicli di reazioni che portano alla distruzione dell’ozono.

Tuttavia, nonostante la messa al bando dei clorofluorocarburi, data la loro estrema stabilità, si prevede che la concentrazione del cloro nella stratosfera continuerà ad aumentare per parecchi anni, ritornando ai livelli normali soltanto fra circa un secolo. È comunque difficile valutare gli effetti che questo aumento del cloro (e di altri agenti inquinanti come, ad esempio, il bromo) potrà avere sull’ozonosfera.

MA COS’E’ L’OZONO?

Chimicamente, l’ozono è una molecola composta da tre atomi di ossigeno. Si trova in natura, sotto forma di gas instabile, e allo stato liquido risulta relativamente esplosivo. L’ozono forma nell’atmosfera uno strato che porta il suo nome e che risulta essere fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo. Ad ogni modo, l’ozono è anche uno dei maggiori agenti tossici ambientali a cui l’uomo potrebbe essere sottoposto. La sua concentrazione in troposfera, ossia la regione più bassa dell’atmosfera terrestre (che si estende dal suolo fino a 8-10 km nelle regioni polari e fino a 14-18 km in quelle tropicali), è circa 0,08 ppm. Questa concentrazione è assai inferiore rispetto a quella presente nella stratosfera (circa 10 ppm), ma negli ultimi 30 anni è aumentata notevolmente a causa delle emissioni prodotte dall’uomo. (1)

In che modo? Lo smog e gli inquinanti ambientali sono una miscela eterogenea di particelle e gas (metano, monossido di carbonio, composti dell’azoto e dello zolfo) che interagiscono l’uno con l’altro formando degli inquinanti secondari, tra cui l’ozono. (3)

L’ozono prodotto nella troposfera, come conseguenza dell’inquinamento ambientale, non penetra la barriera cutanea ma agisce come potente ossidante, aumentando lo stress ossidativo cellulare, formando prodotti di lipoperossidazione a livello delle membrane, aumentando la concentrazione di radicali liberi e diminuendo le difese antiossidanti dell’organismo. (1) (3) L’esposizione acuta e cronica all’ozono è associata a problemi cardiocircolatori, respiratori ed effetti negativi a carico del sistema nervoso e riproduttivo. (3)

Gli effetti dell’ozono sulla pelle sono stati valutati in due studi epidemiologici che si sono svolti tra il 1985 e il 1994 nella zona della Ruhr e tra il 2009 e il 2014 a Berlino, due luoghi altamente industrializzati della Germania: questi due studi hanno fornito l’evidenza scientifica degli effetti negativi dell’ozono sull’invecchiamento cutaneo, indipendentemente dagli altri fattori di rischio ambientali, come i raggi UV, diossido d’azoto e PM10. (3)

ps: i nostri racconti sono tutti frutto di uno studio attento e dettagliato delle fonti. Nel caso in cui trovassi inesattezze oppure desiderassi puntualizzare qualcosa, ti invitiamo a scriverci: non siamo qui per insegnare soltanto ma per imparare soprattutto, insieme!

FONTI

  1. McDaniel, P. Farris, G.Valacchi (2018) Atmospheric skin aging – Contributors and inhibitors. J Cosmet Dermatol. 2018;17:124–137.
  2. K. S. M. Purim, A. C. K. Titski, N. Leite (2018). Photoprotection and the Environment. Dermatology in Public Health Environments, pp 1077-1087.
  3. K. B. Fuks, A. Hüls, D. Sugiri, H. Altug, A. Vierkötter, M. J. Abramson, J. Goebel, G. G. Wagner, I. Demuth, J. Krutmann, T. Schikowski, (2019) Tropospheric ozone and skin aging: Results from two German cohort studies. Environment International 124; 139–144
  4. Rong-Chi Huang (2018) The discoveries of molecular mechanisms for the circadian rhythm: The 2017 Nobel Prize in Physiology or Medicine. Biomedical journal 41; 5-8

FOTO

  • Unsplash.
2019-09-16T13:32:46+02:00

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