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PELLE GRASSA: CAUSE E RIMEDI

La pelle grassa rappresenta uno dei più diffusi e discussi tipi cutanei. Sebbene spesso venga attribuito alle pelli giovani, l’eccesso di sebo può manifestarsi a tutte le età e, per questo motivo, è importante saper riconoscere e prendersi cura della pelle grassa. Vediamo come!

Con pelle grassa o iperseborroica si intende una cute spessa, cioè con elevato spessore del tratto dermo-epidermico, che presenta sbocchi follicolari dilatati e molto evidenti, un aspetto translucido (perché in grado di riflettere la luce) e la tipica sensazione di untuosità al tatto. La pelle grassa spesso si accompagna all’aumento delle dimensioni delle ghiandole sebacee e questo si traduce in un aumento della produzione di sebo (1).

CURIOSITÀ: la cute si presenta con così tante accezioni e sfumature e i caratteri per differenziarla l’una dall’altra sono così numerosi, che imbrigliarla in una classificazione è estremamente difficile. Infatti la suddivisione cosmetologica e dermatologica in tipi cutanei è più che altro una segmentazione merceologica per aiutare il consumatore nella scelta del cosmetico più adatto alle sue esigenze.

Molto spesso, il termine pelle grassa identifica solo particolari zone del volto, soprattutto quelle centrali più ricche di ghiandole sebacee come fronte, naso e mento (la cosiddetta T zone), mentre le aree restanti (guance e collo, dette U zone) presentano caratteristiche completamente diverse di cute normale o, addirittura, di cute secca o iposeborroica. (1)
Questa particolare caratteristica della pelle grassa rende l’autovalutazione del tipo di pelle estremamente difficile; infatti in uno studio condotto su 94 donne con diverse caratteristiche cutanee, è stata misurata la produzione di sebo in diverse aree del volto e si è cercata una correlazione tra la misura oggettiva e la valutazione soggettiva: per tutte le partecipanti allo studio il dato strumentale è stato più alto rispetto a quello aspettato. (2)
Poiché la pelle grassa rappresenta motivo di disagio psico-fisico per le persone che la manifestano, e l’autovalutazione non è rispondente alla situazione effettiva del soggetto, è stato stilato e validato un questionario molto dettagliato che valuta l’efficacia dei trattamenti cosmetici e il ritorno da una pelle grassa a una cute sana. (3)

Perché la pelle produce il sebo?

Le ghiandole sebacee sono fondamentali per l’equilibrio della pelle e la loro funzione comincia già dall’ultimo trimestre della vita intrauterina, poiché sono responsabili della produzione della “vernix caseosa”, una membrana lipidica che protegge la pelle del feto dal liquido amniotico. Dopo la nascita, le ghiandole sebacee contribuiscono al trasporto degli antiossidanti da e per la superficie cutanea, determinano una fotoprotezione naturale, proteggendo le cellule della pelle dallo stress ossidativo, ed esplicano proprietà antinfiammatorie e antimicrobiche. Sono le principali responsabili della funzione endocrina, ormonale e termoregolatoria cutanea, e per questo motivo si sono guadagnate il premio di cervello della pelle. (4)
Ultimamente si sta investigando molto sull’attività delle ghiandole sebacee, in particolare sui fattori che ne stimolano l’attività, tra cui ormoni, vitamina D e retinoidi (derivati della vitamina A), e sulla funzione del sebo come veicolo di fragranze, dell’odore corporeo e di ferormoni, prendendo spunto da ciò che succede in pubertà quando l’attività delle ghiandole viene di colpo accelerata. (4)
Sebbene, dunque, le ghiandole sebacee siano molto importanti per la pelle, l’alterazione della loro attività determina un aumento della produzione di sebo e questo determina la pelle grassa: una condizione di disagio sociale ed emozionale che infastidisce molto i soggetti. Inoltre, l’oleosità cutanea si accompagna a uno stato di stress della cute, quindi una facile irritabilità, e può sfociare in irritazione, arrossamento, prurito, formazione di comedoni fino a manifestazioni patologiche come l’acne. (1)

Quali sono le cause della pelle grassa?

Non sono ancora del tutto chiari i fattori responsabili delle alterazioni dell’attività delle ghiandole sebacee, ma si possono individuare fattori intrinseci, come, ad esempio, età, sesso e situazione ormonale e fattori estrinseci, tra cui clima oppure periodo dell’anno. In generale, gli uomini hanno una maggiore tendenza alla pelle grassa rispetto alle donne, a causa dei loro maggiori livelli di testosterone.
Nonostante l’iperproduzione di sebo (seborrea) sia da ricondursi anche a uno stimolo ormonale, spesso il numero di questi ormoni interessati (gli androgeni) è nella norma nelle persone che manifestano seborrea (quindi hanno la pelle grassa). Allo stesso tempo, ci sono casi di soggetti che, pur non manifestando seborrea, presentano livelli plasmatici di ormoni aumentati (5)
Da ciò si può dedurre che l’alterazione della funzionalità della ghiandola sebacea – in gergo tecnico disendocrinia – si basa su un eccesso di ricezione dello stimolo ormonale nei distretti cutanei che, quindi, vanno incontro alla condizione di oleosità. (1)
Gli ormoni a cui si fa riferimento sono gli androgeni, presenti in entrambi i sessi.

Quindi, come si tratta la pelle grassa?

I prodotti solitamente utilizzati per il trattamento della pelle grassa si dividono in detergenti, astringenti, sebo regolatori e opacizzanti-assorbenti. I detergenti devono essere molto delicati, per evitare di irritare una pelle già sensibilizzata e stressata; gli astringenti o tonici facilitano l’asportazione della secrezione sebacea dalla superficie cutanea; i seboregolatori sono sostanze in grado di diminuire la secrezione sebacea, mentre gli opacizzanti sono in grado di assorbire fisicamente l’oleosità e quindi opacizzano la cute, determinando un miglioramento dell’aspetto visibile già dalla prima applicazione.
In cosmesi esistono moltissimi ingredienti utilizzati per assolvere alle funzioni che abbiamo appena visto e contribuire alla regolazione della pelle grassa. Di seguito, ne prendiamo ad esempio quattro che, secondo il nostro parere, sono tra i più comuni e funzionali riscontrabili nei cosmetici in commercio.

Tea tree oil – Melaleuca alternifolia leaf oil

L’olio di tea tree è un olio essenziale estratto per distillazione in corrente di vapore delle foglie di Melaleuca alternifolia, una pianta appartenente alla famiglia delle Mirtacee, originaria dell’Australia. Il primo articolo che mette in luce i benefici e le proprietà dell’olio essenziale risale al 1920, ad opera di due ricercatori che sottolineavano come l’attività antisettica del tea tree verso diversi ceppi di microrganismi fosse 11 volte più alta del fenolo, un disinfettante sintetico molto usato in passato. Proprio grazie a questa azione antisettica, battericida e antifungina, il tea tree oil viene spesso utilizzato nel trattamento della pelle impura, acne e forfora. (7)
L’olio essenziale racchiude al suo interno più di 100 componenti che nel 1996 sono stati regolati e standardizzati dalla ISO (International Organization for Standardization): l’ente ha preso in esame 15 componenti caratteristiche dell’olio e ne ha stabilito gli intervalli che devono essere presenti affinché un olio essenziale possa essere definito di tea tree. Questo approccio serve ad evitare la contraffazione con altre specie di Melaleuca, assicurandone la funzionalità e proteggendo il consumatore dagli effetti allergizzanti che hanno alcuni componenti dell’olio essenziale. (6)

Cetriolo – Cucumis sativus fruit extract

Si tratta dell’estratto di cetriolo ottenuto per distillazione in corrente di vapore dal frutto del Cucumis sativus, una pianta originaria dell’India appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae ampiamente utilizzata nella medicina tradizionale Ayurvedica per le sue proprietà lenitive, rinfrescanti ed emollienti soprattutto verso le pelli irritate dal sole. Come solitamente avviene, l’uso tradizionale ha spinto i ricercatori verso la comprensione delle proprietà del cetriolo e della sua composizione. Infatti, si è scoperto che i principali costituenti del frutto sono acqua, acido ascorbico (vitamina C) e acido caffeico e diversi studi hanno confermato il suo utilizzo cosmetico come lenitivo e rinfrescante in caso di pelle irritata e arrossata. Inoltre, grazie alla sua particolare composizione esercita un’azione anti-ialuronidasi, anti-elastasi e di protezione verso le specie radicali che dell’ossigeno, che lo rende molto adatto anche come principio antiage. (8)

Salice bianco – Salix alba bark extract

Il Salix alba bark extract viene ottenuto per estrazione con alcol etilico della corteccia del salice bianco, un albero appartenente alla famiglia delle Salicaceae, noto già 6000 anni fa dal popolo della Mesopotamia come potente antidolorifico e antinfiammatorio. Nonostante il suo utilizzo così antico, gli studi che comprovano la sua efficacia sono relativamente recenti. Si è visto come questo estratto ha una buona attività antiradicalica grazie all’elevato contenuto di composti polifenolici; mentre i tannini e i glicosidi presenti mostrano un’azione antibatterica significativa. In particolare, mentre i glucosidi esplicano un’azione antibatterica mirata ai batteri Gram+ e Gram-, i tannini hanno attività antifungina. (9)

Pompelmo – Citrus paradisii peel oil

L’olio essenziale di pompelmo viene ottenuto per spremitura a freddo della buccia del Citrus paradisii, una pianta appartenente alla famiglia delle Rutaceae.
Conosciuto e utilizzato da secoli, l’olio essenziale di pompelmo esercita un’attività astringente e antibatterica. Per questo motivo viene inserito tra gli ingredienti nella formulazione di cosmetici purificanti, indirizzati a pelle grassa o impura.

ps: i nostri racconti sono tutti frutto di uno studio attento e dettagliato delle fonti. Nel caso in cui trovassi inesattezze oppure desiderassi puntualizzare qualcosa, ti invitiamo a scriverci: non siamo qui per insegnare soltanto ma per imparare soprattutto, insieme!

FONTI

  1. Caputo, M.Monti, 1995 Manuale di dermocosmetologia medica, Raffaello Cortina Editore, 239-244
  2. Sang Woong Youn, Soo Jung Kim, In A Hwang, Kyoung Chan Park, 2002. Evaluation of facial skin type by sebum secretion: discrepancies between subjective descriptions and sebum secretion. Skin Research and Technology; 8: 168-172
  3. E Segot-Chicq,D Compan-Zaouati, P Wolkenstein, S Consoli, C Rodary, V Delvigne, V Guillou, F Poli, 2007. Development and validation of a questionnaire to evaluate how a cosmetic product for oily skin is able to improve well-being in women. European Academy of Dermatology and Venereology; 21: 1181–1186.
  4. Christos C. Zouboulis, Jens Malte Baron, Markus Böhm, Stefan Kippenberger, Hjalmar Kurzen, Jörg Reichrath, Anja Thielitz, 2008. Frontiers in sebaceous gland biology and pathology. Experimental Dermatology, 17: 542–551
  5. Celleno 1995 Manuale di dermocosmetologia medica, Raffaello Cortina Editore, 239-244
  6. David Larson and Sharon E. Jacob, 2012. Tea Tree Oil. Dermatitis, Vol 23,n°1: January/February.
  7. Talal Aburjai, Feda M. Natsheh, 2003. Plants Used in Cosmetics. Phytother. Res. 17: 987–1000
  8. Neelesh K. Nema, Niladri Maity, B. Sarkar, Pulok K. Mukherjee, 2011. Cucumis sativus fruit-potential antioxidant, anti-hyaluronidase, and anti-elastase agent. Arch Dermatol Res, 303:247–252
  9. Ghassan Mohammad Sulaiman, Nehia Nima Hussien, Thorria Raddam Marzoog, Hussain Abood Awad, 2013. Phenolic content, antioxidant, antimicrobial and cytotoxic activities of ethanolic extract of Salix alba. American Journal of Biochemistry and Biotechnology, 9 (1): 41-46
  10. Dawnielle C.Endly,Richard A. Miller 2017. Oily Skin: a review of treatment Options. J Clin Aesthet Dermatol., 10(8):49–55
  11. O. de Melo, P. M. B. G. Maia Campos, 2018 Characterization of oily mature skin by biophysical and skin imaging techniques. Skin Res Technol. 1–10.
2019-06-21T14:12:03+01:00

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