...attraverso la scienza, per la Natura
Divulgazione scientifica 2018-11-26T11:08:55+00:00

DIVULGAZIONE SCIENTIFICA

Perché è importante?

Il libro più grande non è quello il cui messaggio si
stampa nel cervello, ma quello il cui impatto vitale
spalanca altri punti di vista.

Romain Rolland

Il 25 aprile del 1953, due giovani e brillanti biologi del Cavendish Laboratory di Cambridge pubblicarono, sulla celebre rivista scientifica Nature, un articolo il cui impatto scientifico rivoluzionò per sempre il nostro modo di guardare alla vita. James Watson e Francis Crick avevano appena scoperto la struttura del DNA: molecola biologica, patrimonio genetico di tutti gli organismi viventi.
La notizia circolò presto nei laboratori di tutto il mondo e fu argomento di discussione tra quegli scienziati, esperti e appassionati, che erano in grado di decifrare il breve articolo apparso sulla rivista. Sì, perché la doppia elica che tutti noi oggi conosciamo (o abbiamo visto raffigurata come una scala a chiocciola nei libri di scuola), venne descritta in modo rigoroso, asettico, breve, così come si è soliti fare tra ricercatori. Poco più d’una pagina fitta di inchiostro pece, accompagnata da una figura striminzita ed un titolo per nulla evocativo: questo fu il modo in cui venne presentata al mondo la “molecola della vita”.

Qualche anno dopo, James Watson scandalizzò l’intera comunità scientifica raccontando in modo semplice e frizzante la scoperta del secolo, attraverso la pubblicazione di un libro che in poco tempo sarebbe diventato il più letto del Novecento. L’autobiografia, colma di retroscena e vicende curiose, ripercorreva l’intero sentiero che aveva condotto i due ragazzi al grande risultato.
Il testo ricevette un’eco inaspettata: tante persone, appartenenti ad ogni classe sociale e grado di scolarizzazione, ebbero la possibilità di comprendere l’importanza della scoperta.
La distanza abissale tra scienza e società, perpetuata per secoli e ben marcata dalle differenze siderali tra i due mondi, si ridusse improvvisamente. Semplicemente.
Potremmo dunque considerare La doppia elica come il manifesto della divulgazione scientifica moderna ed un modello a cui ispirarsi quotidianamente.

Il 25 aprile del 1953, due giovani e brillanti biologi del Cavendish Laboratory di Cambridge pubblicarono, sulla celebre rivista scientifica Nature, un articolo il cui impatto scientifico rivoluzionò per sempre il nostro modo di guardare alla vita. James Watson e Francis Crick avevano appena scoperto la struttura del DNA: molecola biologica, patrimonio genetico di tutti gli organismi viventi.
La notizia circolò presto nei laboratori di tutto il mondo e fu argomento di discussione tra quegli scienziati, esperti e appassionati, che erano in grado di decifrare il breve articolo apparso sulla rivista. Sì, perché la doppia elica che tutti noi oggi conosciamo (o abbiamo visto raffigurata come una scala a chiocciola nei libri di scuola), venne descritta in modo rigoroso, asettico, breve, così come si è soliti fare tra ricercatori. Poco più d’una pagina fitta di inchiostro pece, accompagnata da una figura striminzita ed un titolo per nulla evocativo: questo fu il modo in cui venne presentata al mondo la “molecola della vita”.

Proprio come James Watson, ogni studioso serba nel proprio cuore il desiderio di condividere i risultati delle proprie ricerche e le proprie scoperte; sebbene questa intenzione venga spesso taciuta, o confinata al proprio manipolo di colleghi, la divulgazione rappresenta un elemento chiave sotto molti punti di vista.
È attraverso la condivisione del sapere che passa l’educazione collettiva.
Perché questo delicato compito possa compiersi in modo opportuno, è necessario che nulla si improvvisi. Quando si tratta di scienza, a maggior ragione, si ha bisogno di un substrato fermo, fatto di studio ed informazioni dettagliate, in modo da evitare che ciò che abbiamo intenzione di raccontare finisca per ingrossare le file della pseudoscienza e del pressapochismo.
Da parte di chi si occupa di ricerca ogni giorno è necessario uno sforzo maggiore perché si trovi il tempo per spiegare, informare, raccontare in modo chiaro e preciso ciò che si sa e anche ciò verso cui si tende. Il lettore va sempre posto in condizione di potersi difendere dalla imperante disinformazione.

Credo fortemente nel valore della divulgazione scientifica.
E credo si possa comunicare bene solo ciò che si conosce bene, ciò si studia a fondo e con passione, ciò che si ama. Ritengo sia indispensabile condividere il nostro lavoro con chiunque abbia voglia di confrontarsi, per arricchire la conoscenza, sviluppare la creatività e, progressivamente, migliorare.

Arianna Izzi, Divulgatrice Scientifica

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